La fondazione e San Francesco
Agosto 14, 2024L’era moderna
Agosto 14, 2024Se più fonti ci incoraggiano a credere che il santo d’Assisi fosse più volte in Cerbaiolo, tanto più sicuro è il lungo eremitaggio che vi compì un altro gigante della cristianità, rispondente al nome di Sant’Antonio da Padova.
Gli annali lo consegnano al bosco di Cerbaiolo e al suo romitorio nell’anno 1221.
Dal ’18 dunque i frati Minori di San Francesco vi hanno preso dimora. Ma procediamo sempre con le parole del Sacchi:
“Appartiene all’anno 1221 la dimora che fece di Cerbaiolo il rinomato Antonio da Padova.
In questo luogo incolto e solitario ebbe comodo di profittare mirabilmente nell’orazione e nella contemplazione delle cose celesti.
Visto che un suo confratello per spirito di fervorosa penitenza aveva prescelto in sua dimora invece dell’ordinaria cella in convento una vicina solinga grotta formata dalla naturale combinazione di più macigni, il richiese di occupar egli quel posto ed ottenutolo, ivi si diè ad ogni sorta di studiate austerità e mortificazioni, registrate a lungo nella leggenda dell’ordine prendendo scarso e disagiato riposo notturno sovra uno di quei massi.
Anzi si aggiunge nella citata vita del santo, siccome anche vuole la tradizione, che svenuto egli un giorno per sfinitezza sovra quel macigno ivi lasciasse impressa la figura del suo corpo, tuttora sussistente sebbene malconcia, atteso essere state tolte a forza alcune particelle per inservire alla divozione di pie sì, ma indiscrete persone.
Poiché Antonio fu elevato all’onore degli altari, onde impedire ogni ulteriore devastamento, fu collocata al di sopra dell’indicato macigno una forte grata di ferro e chiuso il locale con apposita balaustra di legno. A diligenza quindi del padre guardiano Fra Bonaventura da Foiano e del dottor Bonifazio Zabagli procuratore apostolico e sindaco del convento venne innalzata una devota cappella, ove tutt’ora mostrasi il sasso che inservì al prodigio che sopra.
Venne costruita nel 1716, concorrendo all’inerente spesa la comunità e molte pie persone, non tralasciando di notare avere il Granduca Cosimo III donato libbre trecento di ferro, adoperate nella apposizione di alcune catene a sorreggimento della fabbrica ridetta.””

